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Ghetto ebraico

Sabato 20 Gennaio dalle ore 15:30. Scopriremo insieme il bellissimo ghetto ebraico, dal teatro di Marcello, passando per il portico d' Ottavia e tanto altro ancora. Aneddoti e curiosità, su uno dei luoghi più belli di Roma. Devi partecipare assolutamente!!!

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Sabato 20 Gennaio dalle ore 15:30

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Passeggiando per il Ghetto

Siete pronti? Oggi si va a passeggio con il nostro "Oracolo"...Maurizio per chi ancora non lo conoscesse, ma nutriamo forti dubbi in merito! Tutto il mondo conosce colui che conosce tutta Roma! L' aria è tersa, la temperatura ottimale, allora forza , gambe in spalla e...buona lettura.

Passeggiando per il ghetto

Siamo nel Rione Sant’Angelo, ho appena finito di estasiarmi davanti al grandioso portale d’accesso del portico di Ottavia. Dall’antica descrizione del ghetto, mi aspetto di trovarmi in un dedalo di viuzze su cui insistono edifici fatiscenti ed invece, vedo edifici del XIX Secolo e vie abbastanza larghe su cui domina la Sinagoga. Ma il vecchio ghetto che fine ha fatto? Partiamo dall’inizio: la comunità ebraica di Roma è la più antica al di fuori della Palestina, i primi ebrei a Roma furono portati come prigionieri dopo le guerre condotte da Pompeo in Palestina a metà del I Sec. a.C. e vennero stanziati a Trastevere dove costruirono le prime Sinagoghe; in seguito, tra il XIII ed il XIV Sec. - migrarono nel Rione Sant’Angelo. La comunità ebraica fino agli inizi del XIII Sec. non ebbe problemi di convivenza con il resto della popolazione, ma tutto cambiò con l’elezione di Innocenzo III Lotario dei conti di Segni che convocò il IV concilio lateranense nel 1216 e sancì che “ gli Ebrei viventi nei paesi Cristiani portino come contrassegno una rotella di stoffa gialla cucita sulla parte sinistra del petto”. Da quel momento per la comunità ebraica iniziò un lunghissimo periodo di persecuzioni. Altra data cardine fu il 1555, anno in cui il Papa Paolo IV Carafa che con la bolla ‘ Cumnimis absurdum ‘ (…‘ Poiché è oltremodo assurdo…’ ) creò un territorio di ristrettissime dimensioni, abitato esclusivamente da ebrei conosciuto come ‘ Serraglio degli ebrei ’. Poi, dalla zona di Venezia limitrofa alla fonderia in cui si effettuava la gettata di metallo fuso e più precisamente il territorio dove vivevano gli ebrei veneziani, nasce il termine ‘ghèto’ che arriverà a noi come ‘ ghetto ’.
Il Pontefice ordinò che il serraglio avesse solamente tre porte d’ingresso, aperte dall’esterno, controllate dalla guardie pontificie. Le condizioni di vita erano disagiate al massimo, non c’erano i muraglioni del Tevere cosi ché le case prospicienti al fiume, erano in balia delle piene, a differenza di chi abitava verso il portico d’Ottavia più tutelato. La vita all’interno era comunque molto dura,tanto da portare alcuni pontefici a costruire altre porte di accesso e, con grande magnanimità anche una fontana subito al di fuori del serraglio ( quella che oggi vediamo spostata a piazza delle 5 scole ), a cui si poteva attingere acqua. Altra crudeltà che gli ebrei fronteggiavano tutelandosi con tappi di cera per le orecchie, era l’imporre loro di ascoltare la messa il sabato, nelle chiese limitrofe al ghetto che erano San Gregorio ai quattro capi, Sant’Angelo in Pescheria e il tempietto del Carmelo, il tutto fino al 1870, anno in cui con l’annessione di Roma, venne distrutto il fatiscente ghetto e venne urbanisticamente creata la zona che vediamo oggi. Nel 1904 è inaugurata la bellissima Sinagoga.

M.G.

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