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Un fiume che scorre...

Un fiume che scorre nel cuore della citta più bella del mondo. Il Tevere. Quanta storia e quanti aneddoti si potrebbero svelare, su questo ed altri fiumi. A partire dai ponti. Ventinove quelli più vissuti e celebri nella Capitale d'Italia. In antichità spesso la gestione dei ponti era dei Papi, anzi...dei Pontefici. Questo termine proviene proprio da " Pontifex ". Costruttore di ponti. Non solo a livello architettonico, ma anche...soprattutto morale, gestionale. Il Pontefice creava, almeno ci provava, un legame tra il popolo e la chiesa, così come usava questo passaggio da una sponda all' altra della città, per chiedere un pedaggio che sarebbe servito a pagare questa o quella fantastica opera che avrebbe lasciato un segno nella storia. Un esempio? La volta della Cappella Sistina, dentro la Basilica di San Pietro in Vaticano. Sapete benissimo tutti che venne affrescata da Michelangelo. Il Papa di allora era Giulio II; bene, per pagare il lauto accordo tra lui ed il maestro, si racconta che facesse pagare dazio per oltrepassare un altro fiume, il Po...in quel di Piacenza. L' ingaggio di un artista del calibro di Michelangelo, a Giuliano Della Rovere sarebbe costato 1200 scudi annui, da versare a cadenza di rate mensili o bimestrali, insomma un bel gruzzolo. Quanta meraviglia a Roma. Che fortuna abitare in una città che è un museo a cielo aperto. Ad Maiora...
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Mortacci tua...e de tu nonno in cariola!!!

Chi conosce i nostri Riccardo e Maurizio, saprà bene che durante le passeggiate capita che si prendano a parolacce. Avete capito bene, si si...ma fa parte del gioco. Lo fanno per arrivare a spiegare perché a Roma si dice..." Mortacci tua e de tu nonno in cariola!!! ". Questa targa, la potrete trovare su via di Ripetta, in quella che una volta era un' uscita posteriore del San Giacomo, il noto ospedale, che da molti veniva definito " degli inguaribili ". Ora l' ospedale non c' è più, è stato sostituito da un poliambulatorio. Quando era ancora un ospedale attivo, venivano ricoverati i casi limite, le persone che non avevano grosse aspettative di vita, insomma morienti. Sapete dove venivano sistemati questi degenti? Sulle cariole...così erano chiamate al tempo; quindi quando sentite..." e de tu nonno in cariola!!! ", si vuole dare più corpo alla frase, aggiungendo il povero nonnino.
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Ponte Cestio

Molti lo conoscono come ponte di San Bartolomeo, a pochi metri infatti è ubicata la chiesa di San Bartolomeo all' isola, altrettanti come ponte ferrato o delle catene, infatti erano tante le catene che tenevano ben saldi i mulini qui presenti, d' altro canto è il punto dove il Tevere sviluppa la forza maggiore, sicuramente la maggior parte di voi lo conosce come ponte Cestio, che insieme a ponte Fabricio, collega la città alla bellissima Isola Tiberina. Fatto costruire 46/44 a. C. da Lucio Sestio, è lungo circa ottanta metri ed ha subito vari restauri e rifacimenti, uno degli ultimi è documentato da un epigrafe datata 1191/93. Dal lato Trastevere, il ponte affaccia sul Lungotevere degli Anguillara, regalando la visuale sulla bellissima chiesa di San Benedetto in Piscinula che vanta il campanile più piccolo e la campana minuscola datata 1069. Roma è un meraviglioso museo a cielo aperto, ovunque si posi il nostro sguardo. Roma Caput Mundi...

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21 Aprile Natale di Roma

Oggi vi facciamo entrare in casa Garro. Il nostro Maurizio ha sempre avuto la passione per Roma, così come per i racconti annessi, anche quando le sue "piccole" andavano a fare le ninne. Ecco una versione tutta sua della fondazione di Roma.

Buon Natale di Roma a tutti!!! 21 Aprile 753/21 Aprile 2020
Duemilasettecentosettantatrè anni di storia.

XXI Aprile

Ricordo sempre con molto piacere quando la sera portavo a letto le mie figlie e, per farle addormentare, raccontavo loro fiabe, favole o storie. Cominciavo sempre con un classico: Cenerentola, La bella addormentata nel bosco, Biancaneve e i sette nani, oppure iniziavo a raccontare i film della Disney che vedevamo insieme, come gli Aristogatti, Bianca e Bernie, Lilli ed il cacabondo ( come lo chiamava la piccola). Nonostante cominciassi con i classici, inevitabilmente mi ritrovavo a mettere in fiaba le storie di Roma e ce n’era una che piaceva loro in particolar modo…o almeno è quello che mi hanno sempre fatto credere!! Iniziava sempre, come è ovvio, con ‘c’era una volta’!...”C’era una volta un Re buono che si chiamava Numitore; questo aveva un fratello cattivo di nome Amulio ed una figlia di nome Rea Silvia. Ovviamente il fratello cattivo del re voleva impossessarsi del trono e diventare lui stesso re, ma per far questo doveva sbarazzarsi del fratello e della nipote. Venne il giorno stabilito per
usurpare il trono ambito! Amulio catturò suo fratello Numitore e lo imprigionò, dopodiché prese sua nipote Rea Silvia e la obbligò a diventare la sacerdotessa di una dea di nome Vesta”. Come poter spiegare alle mie figlie che il Dio Marte sotto forma di un fallo infuocato aveva messo incinta Rea Silvia? Cosi me la cavavo dicendo loro che la ragazza si innamorò di un bel ragazzo di nome Marte e dalla loro relazione nacque una coppia di gemelli chiamati Romolo e Remo. Lo zio cattivo Amulio venuto a sapere della nascita dei gemelli, volle farli sparire avendo paura che, una volta grandi, potessero aspirare al suo trono. Ordinò quindi ad alcuni suoi servi di prendere i gemelli neonati, metterli in una cesta e affidarla alla corrente del fiume Tevere. La cesta navigò sul fiume fino ad arrestarsi in prossimità di un albero di fichi dove un pastore di nome Faustolo la vide e, muovendosi a compassione, prese i gemelli portandoseli a casa dove l’aspettava sua moglie Acca Larentia. I due gemelli crebbero con i genitori adottivi; il padre insegnò loro a pascolare le pecore e coltivare la terra, fino a quando vennero a sapere della loro storia e di come il loro nonno re Numitore e la loro mamma, erano stati imprigionati dallo zio cattivo Amulio.
Decisero di rimettere le cose a posto e marciarndo verso Albalonga, che era la città da dove provenivano, riuscirono a catturare lo zio cattivo, lo imprigionarono e rimisero sul trono il nonno e liberarono anche la madre. Tornarono poi dai loro genitori adottivi. Romolo e Remo, sapendosi di stirpe regale, decisero di fondare una città il cui re sarebbe stato chi di loro avesse visto più uccelli. La scommessa fu vinta da Romolo che il 21 Aprile di tanti secoli fa, fondò la citta dove noi viviamo, ROMA”. Certo, non potevo raccontare loro tutti i particolari, come fratricidio, stragi e rapimenti vari, così gliele ho risparmiate!

M.G.

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